Cefalù

Situato in posizione eccezionale, ben visibile dalla strada che vi giunge da Palermo, Cefalù è un villaggio di pescatori chiuso tra il mare ed un promontorio calcareo, orgoglioso della sua cattedrale romanica che emerge da un groviglio di stradine labirintiche. Cittadina di origini greche, da cui trae il nome, Kephaloidion. testa o capo, conosce il suo massimo splendore sotto i Normanni ed in particolare con Ruggero II che nel 1131 decide di dare l'avvi ai lavori di costruzione della cattedrale.

Corso Ruggero - La via principale di Cefalù ricalca l'antico decumano romano e taglia in due la città, da nord a sud. Le due zone che si vengono a creare sono morfologicamente diverse: a ovest il quartiere di aspetto medievale, un intrico di viuzze a gradoni, archi e stretti passaggi; a est un tracciato regolare di strade perpendicolari e regolari. E' probabile che la differenza corrispondesse ai due diversi ceti sociali a cui i quartieri erano destinati: quello occidentale al popolo: quello orientale alla nobiltà ed al clero. 
 Il corso nasce da piazza Garibaldi, ove sorgeva una delle quattro porte della città. Sulla piazza si affaccia la barocca Chiesa di s. Maria alla Catena, la cui torre campanaria include resti delle antiche mura megalitiche.

Osteria Magno - Favoleggiata residenza di re Ruggero, poi appartenuta alla famiglia dei Ventimiglia, si compone di due parti di epoche diverse. Più antica è la parte bicroma (in pietra lavica e dorata) che si affaccia su via Amendola, arricchita da due eleganti bifore e risalente alla fine del '200. Contigua a questa, ad angolo su corso Ruggero, la torre quadrangolare edificata nel '300 e caratterizzata da una bella trifora racchiusa da un elaborato arco in stile chiaramontano. Il palazzo, oggi completamente restaurato, è adibito a spazio espositivo.
Più avanti, sulla destra, si incontra la Chiesa del Purgatorio (già S. Stefano Protomartire), la cui facciata, caratterizzata da un portale barocco, è preceduta da una bella scala a tenaglia. Appena entrati sulla destra si trova il sarcofago del barone Mandralisca (si veda l'omonimo museo). Verso la fine la via si allarga supiazza del Duomo, dominata dalla cattedrale e delimitata da bei palazzi: il Palazzo Piraino (d'angolo con corso Ruggero) che conserva un portale tardo cinquecentesco, il medievale Palazzo Maria, forse residenza regia, che possiede un portale gotico e, sulla sinistra della cattedrale, il Palazzo Vescovile (XVII sec.).

 

Duomo - La pietra dorata di questo gioiello romanico sul quale si staglia il profilo di qualche palma, si confonde con la falesia calcarea chiamata la Rocca. L'edificio venne innalzato tra il 1131 ed il 1240 in seguito ad un voto del re normanno Ruggero II sul punto di fare naufragio di ritorno da Napoli. Più di quella di Palermo possiede un carattere normanno molto evidente che si esprime soprattutto nella facciata inquadrata da torri e nell'alta abside fiancheggiata da absidiole più piccole. La facciata, terminata nel 1204, presenta un corpo centrale diviso in due livelli dal portico rifatto nel XV sec. dall'architetto lombardo Ambrogio da Como. Il livello superiore presenta un bella decorazione ad archi incrociati sovrastata da una falsa loggia ad archi a tutto sesto. Le torri che lo delimitano, a pianta quadrata, sono arricchite da monofore e bifore e terminano con una cuspide menata. Sotto il portico, al centro, la Porta dei Re, antico ingresso all'edificio.
Interno - Ingresso dal fianco destro della chiesa. A croce latina, è a tre navate suddivise da colonne dai bei capitelli in stile siculo-normanno. Bellissimi i mosaici (1148) dai toni di una varietà e vividezza stupefacenti (soprattutto il verde smeraldo) su fondo oro che ornano la parte presbiteriale della chiesa. L'attenzione è subito catturata dalla grandiosa immagine di Cristo Pantocratore che troneggia nella parte alta del catino absidale, la mano destra a benedire, la sinistra a reggere il testo sacro, con in greco (a sinistra) ed in latino la significativa frase del vangelo secondo Giovanni (8,12): "Io sono la luce del mondo, chi segue me non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita". 
Sotto, su tre registri, la Vergine tra quattro arcangeli e i dodici aspostoli dagli atteggiamenti morbidi e liberi dalla tradizionale frontalità bizantina. Sulle pareti laterali del coro si trovano altri mosaici della fine del '200, che ritraggono profeti, santi e patriarchi. Gli angeli della volta risalgono alla stessa epoca. Notare, a destra del coro, il vecchio trono episcopale ed a sinistra il trono reale in marmo e mosaici (attualmente in restauro). 
 Il chiostro, chiuso da anni, conserva colonne e capitelli nello stile di quelli di Monreale. In fondo a corso Ruggero voltare a sinistra e raggiungere piazza Crispi, ove si trova la Chiesa dell'Idria con, di fianco, il Bastione di Capo Marchiafava da dove lo sguardo abbraccia un buon tratto di costa. Poco distante, lungo via Porpora e dietro via Giudecca, sussistono una torre con postierla (apertura che consentiva il passaggio di una sola persona) e resti di fortificazioni arcaiche a grandi massi. Risalire e percorrere via Ortolano di Bordonaro per raggiungere piazza Marina. Da qui si apre via Vittorio Emanuele che conserva, subito sulla destra, Porta Pescara, unica superstite delle quattro porte medievali di accesso alla città. All'interno sono stati riuniti attrezzi per la pesca. Poco oltre si apre la pittoresca via Mandralisca che conduce all'omonimo museo. La pavimentazione conserva (alla fine, verso piazza del Duomo) lo stemma di Cefalù: tre pesci con un pane, simbolo cristiano (il pesce è acronimo di Cristo), ma anche testimonianza delle risorse economiche della città.

Museo Mandralisca - Il museo nasce per volontà di un benefattore di Cefalù, il barone Enrico Piraino di Mandralisca, collezionista di opere d'arte vissuto nel XIX sec. che, alla sua morte, decise di lasciare alla città il suo patrimonio artistico e la ricca biblioteca (più di 6000 volumi, tra cui molte cinquecentine). Il museo raccoglie una collezione numismatica, una serie di dipinti che include il bellissimo Ritratto d'Ignoto eseguito daAntonello da Messina intorno al 1470, reperti archeologici provenienti soprattutto da Lipari, tra i quali un singolare cratere a campana che raffigura un venditore di tonno (IV sec a.C.), una parte (esposta a rotazione) della ricca collezione malacologica, che comprende piu di 20000 esemplari, ed una serie di oggetti tra i quali spicca un "rompicapo" cinese in avorio.
 Ritornare in via Vittorio Emanuele. Poco oltre, sulla destra, si incontra il Lavatoiodi epoca medievale, chiamato dalla gente del posto "u ciumi", il fiume, ed utilizzato dalle donne fino a non molti anni fa.

La rocca - 20 min fino al cosiddetto Tempio di Diana. Altri 40 min per raggiungere la sommità. Imboccare la salita che da corso Ruggero II e per via Saraceni raggiungere la cima del promontorio. Il percorso, fiancheggiato nel primo tratto dalle antiche mura merlate, è reso faticoso dalla calura estiva ed in questo periodo è meglio affrontarlo le prime ore del mattino o verso l'imbrunire. Dall'alto si gode di una bellissima vista che spazia da Capo d'Orlando a Palermo. In basso la cittadina, chiusa a est dal promontorio di Torre Caldura con i resti della torre di avvistamento che gli dà il nome. Nelle giornate particolarmente limpide si vedono distintamente le Eolie. La rocca è il luogo di insediamento originario e conserva resti di epoche differenti tra cui spiccano le vestigia di un edificio megalitico di epoca greco-arcaica popolarmente chiamato Tempio di Diana. In cima si trovano invece i resti di un castello del XII-XIII sec. recentemente restaurato.

 

Escursioni.

circuito di 59 km 
Il breve circuito porta a scoprire il santuario di Gibilmanna, sulle pendici di Pizzo S. Angelo, lungo una bella strada panoramica. Da Cefalù seguire le indicazioni per il santuario.

Santuario di Gibilmanna - Il santuario, dedicato alla Madonna, sorge in mezzo ai boschi di querce e castagni, ad 800 m di altitudine. Il nome stesso indica la sua posizione (Gebel, monte) associata all'ormai scomparsa produzione della manna. Di origini antiche (si suppone che all'inizio qui sorgesse una delle sei comunità cenobitiche benedettine nate per volere di Gregorio Magno nel VI sec.), viene affidato ai Frati Minori Cappuccini fin dal 1535. L'edificio attuale è frutto di numerose modifiche, di cui quelle più consistenti in epoca barocca. La facciata è stata rifatta nel 1907. Il santuario è meta di pellegrinaggi molto intensi il giorno della Madonna, l'8 settembre. All'interno, la cappella della Madonna (1625) conserva un affresco in stile bizantino della Madonna col Bambino dell'XI sec (proveniente dal più antico edificio benedettino) e la statua della Vergine, probabilmente opera di Antonello Gagini è racchiusa in un ricco altare barocco. Nei locali dell'annesso convento, un tempo adibiti a stalla e all'accoglienza dei forestieri, è stato allestito un interessante Museo di vita e cultura dei Frati Cappuccini della Val Demone che riunisce paramenti sacri (XVII-XVIII sec.), dipinti, attrezzi (la comunità era completamente autosufficiente), opere in materiali poveri, come era consuetudine per quest'ordine, quali legno, latta e cera. Tra i pezzi si segnalano un polittico di Fra' Feliciano (al secolo Domenico Guargena), un rosario in alabastro del XVI sec. appartenuto a Fra Giuliano da Placia ed un piccolo organo a canne palustri settecentesco. 
 Nelle catacombe sono riuniti i reliquiari fatti dagli stessi frati in latta colorata o legno.

Isnello - Questo luogo di villeggiatura, punto di partenza per escursioni a piedi, sorge in posizione scenografica, abbarbicato alla roccia in mezzo ad una gola racchiusa tra alte pareti calcaree. Le strette stradine rivelano la struttura urbanistica medievale. 
Ritornare in direzione del santuario, ma al bivio (Piano delle Fate) voltare a sinistra per percorrere l'altro tratto di strada panoramica. Si superano i due paesini diGratteri, il cui centro conserva ancora un aspetto medievale, e Lascari prima di arrivare alla costa e ritornare a Cefalù

Altri itinerari